Nonostante i progetti straordinari di rimboschimento e le iniziative speciali per l’anno giubiliare rosaliano, a Monte Pellegrino il problema resta la gestione ordinaria, come testimoniano le foto di questo post.

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Palermo ha la fortuna di avere accanto una piccola montagna, Monte Pellegrino, che sorge tra la città e il mare.

Nonostante la sua altezza modesta, questo promontorio contiene tanti angoli di bellezza montana, dalle sue grandi pareti rocciose, alcune delle quali si affacciano sul mare, alle strette gole, come la Valle del Porco, e persino diverse pietraie, come quelle della Vuletta Grande e di Pizzo Rufuliata, per non parlare di grotte e abissi vari.

Dopo essere rimasto completamente spoglio nel corso dei secoli, nel ventesimo secolo il Pellegrino è stato rimboschito e oggi rappresenta lo spazio verde più esteso di Palermo, insieme al Parco della Favorita. In primavera, buona parte del monte diventa verdissimo per la crescita stagionale di erbe spontanee.

Abituati come siamo al grigio della città e a paesaggi aridi, il verde intenso di questi mesi è sorprendente. Con questa vegetazione crescono anche molti fiori, che rendono il paesaggio ancora più colorato. Se aggiungiamo l’azzurro del cielo e il blu intenso del mare, fare una passeggiata a Monte Pellegrino in primavera è davvero una bella esperienza.

Peccato che vicino a quasi tutti gli accessi ai sentieri regni il degrado. Sia dal lato di via Padre Giordano Cascini, da dove si accede ai sentieri al semaforo, per Pizzo Monaco e la Costa Finocchiaro, sia dal lato di via Monte Ercta, da dove si raggiungono Pizzo Rufuliata, Cozzo della Mandra, il Gorgo Rosso e di nuovo la Costa Finocchiaro, c’è tantissima immondizia abbandonata.

I rifiuti si trovano attorno ai nuovi cestini che sono stati installati come opere accessorie del grande progetto di rimboschimento da poco terminato. Si tratta di cestini davvero piccoli, poco adatti ad aree attrezzate con tavoli e panchine, dove storicamente i Palermitani vanno a mangiare in gruppo.

Sappiamo che il rispetto dell’ambiente è ancora poco diffuso a Palermo, ma in questo caso il problema è (anche) un altro. I cestini sono pieni e non sono stati svuotati. Le persone hanno continuato a lasciare lì i loro rifiuti, magari sbagliando, ma d’altronde, se c’è un cestino ci si aspetta che venga svuotato. I rifiuti non sono stati abbandonati nel bosco. Il resto lo hanno fatto gli animali selvatici e il vento, che hanno sparpagliato l’immondizia tutto intorno.

Idealmente, vedendo la situazione (cestini stracolmi), un cittadino esemplare dovrebbe portarsi l’immondizia che ha prodotto con sé. Ma è pur vero, ripetiamolo, che i cestini vanno svuotati.

Le abitudini della popolazione si conoscono, e anche le problematiche della raccolta dell’immondizia a Palermo. Quindi, che senso ha avuto mettere tanti piccoli cestini? Questi presuppongono una raccolta dei rifiuti giornaliera.

Avrebbe avuto più senso mettere semplicemente dei cassonetti. Sicuramente meno belli a vedersi, ma almeno l’immondizia che ora è a terra sarebbe stata chiusa dentro i cassonetti. Poi, è chiaro, anche questi si riempiono se non li svuoti, ma almeno la raccolta può essere meno frequente.

Una progettazione degli spazi della riserva poco attenta alla loro fruizione, unita al malgoverno del territorio da parte delle istituzioni, e il risultato è questo.

(La RAP ha una app con la quale è possibile segnalare questo tipo di problemi e richiedere un intervento di pulizia, ammesso che sia la RAP che se ne deve occupare a Monte Pellegrino…)