Qualche tempo fa ho scritto un post sulle due riserve naturali che hanno preceduto il Parco delle Madonie e che sono poi confluite in esso. Queste riserve sono esistite per poco tempo, quasi quarant’anni fa, e oggi se n’è perso del tutto il ricordo, anche se in effetti costituirono il nucleo iniziale del parco.

Durante una delle ultime escursioni del CAS, mi è capitato di raccontare questa storia ad alcuni dei partecipanti. Uno di loro, Alberto, mi ha poi contattato per dirmi che aveva un paio di copie di un vecchio libro nel quale si parlava di queste due riserve.

Alberto mi ha gentilmente regalato una copia del libro, intitolato Le Perle Verdi della Sicilia (Edizioni Arbor). Il volume fu pubblicato nel lontano 1990, appena nove anni dopo l’approvazione della prima legge regionale sulle riserve.

Scoprire come venivano presentate le due riserve madonite all’epoca è stato molto interessante. Riporto qui alcuni passaggi.

Riserva Naturale Orientata Faggeta Madonie

La riserva Faggeta Madonia sulla mappa (fonte: Le Perle Verdi della Sicilia, Edizioni Arbor)

Questa riserva fu istituita nel 1984 nei territori di Isnello, Castelbuono e Petralia Sottana con l’intento di “consentire interventi di restauro forestale dell’intero ecosistema”.

Il libro cita diversi luoghi suggestivi all’interno dell’area protetta, incluso il toponimo “Balata Reale”, che sembra essere caduto in disuso. Stando a una vecchia foto nella sede del CAS, questo toponimo dovrebbe indicare, più o meno, la parete nord-ovest del Carbonara, sopra Piano Zucchi.

Il libro parla poi dell’importanza botanica della riserva:

“L’interesse forestale della Faggeta Madonie risiede non solo nella sua notevole estensione, ma soprattutto nel carattere relittuale che qui riveste la presenza del faggio, specie tipicamente centro-europea che trova nell’isola il limite meridionale del proprio areale.

Purtroppo la faggeta si presenta oggi [nel 1990] in vasti tratti rada e bassa, a causa dell’irrazionale sfruttamento operato dall’uomo in passato; infatti solo su piccole aree ne sopravvivono lembi compatti ed in buono stato di conservazione.

Il bosco, conosciuto fin da epoche antichissime da pastori, cacciatori e boscaioli, è stato sottoposto durante questo secolo [il ‘900] a ripetuti tagli per ottenere legname e carbone, il che ha messo in pericolo il fragile equilibrio legato alle difficili condizioni di vetta ed alla presenza di un esiguo strato di suolo. Nelle aree più degradate, il faggio assume un caratteristico portamento a macchioni, lasciando larghe superfici scoperte”.

Il libro segnala anche la presenza di vecchi esemplari di Olmo montano al limite inferiore del bosco, lungo il suo versante settentrionale. Questi esemplari sono di notevole interesse scientifico perché la specie è rara in Sicilia.

Riserva Naturale Orientata Monte Quacella

La riserva Monte Quacella sulla mappa (fonte: Le Perle Verdi della Sicilia, Edizioni Arbor)

Anche questa riserva fu istituita nel 1984. Essa ricadeva interamente nel territorio di Polizzi Generosa, e la motivazione della sua istituzione fu di “preservare importanti e peculiari endemismi”. Il libro ne cita davvero molti, e non avrebbe senso elencarli tutti qui.

Per quanto riguarda gli alberi, leggiamo quanto segue:

“Qua e là lungo i ghiaioni consolidati o negli anfratti della roccia più profondi, verdeggiano contorti esemplari di Cotognastro bianco, di Pero corvino e di Sorbo meridionale, arbusti che possono vivere sia nei boschi di latifoglie a quote inferiori che in questi ambienti rupestri. Un particolare interesse riveste anche la presenza del leccio, pianta di larga diffusione nel bacino del Mediterraneo, che raggiunge qui il suo massimo limite altitudinale”.

Un’altra notizia interessante riguarda la presenza dell’aquila reale:

“Tra gli uccelli, quelli che certamente destano maggiore curiosità e affascinano l’osservatore sono le diverse specie di rapaci che trovano nelle pareti rocciose l’ambiente idoneo per la nidificazione. Tra questi la più maestosa è l’Aquila reale, la più grande specie nidificante in Sicilia, dal volo possente. Oltre alle Aquile, si possono osservare anche Nibbi, Poiane e agili Falchi, tutti minacciati per la loro rarità e pertanto particolarmente protetti da leggi regionali, nazionali e comunitarie”.

Il capitolo si conclude così:

“Occorre sottolineare infine come il valore della Quacella risieda non solo nella rarità e bellezza delle singole specie, ma anche nella spiccata stabilità del suo intero popolamento biologico. Le particolarissime condizioni ambientali di quest’area hanno infatti contribuito alla selezione di uno stock di specie esclusive, che appare oggi [nel 1990] in uno stato di perfetto equilibrio con l’ambiente roccioso. L’inaccessibilità di questo habitat ha d’altro canto contribuito alla protezione degli organismi vegetali ed animali che vi si sono insediati, il che fa oggi di Quacella uno degli ambienti più integri dell’intero territorio siciliano.”