Spesso è difficile capire quali sono i danni causati dagli incendi dolosi, anche perché ormai siamo assuefatti alle foto e ai video dei roghi sui social, che non aggiungono nulla alla comprensione del fenomeno.
La settimana scorsa hanno dato fuoco al bosco di Casaboli, a Pioppo (PA). Molti pensano che questa zona abbia poca importanza, essendo presenti numerosi pini piantati per rimboschire un territorio storicamente brullo. In realtà, Casaboli ricade all’interno della Zona Speciale di Conservazione (ZSC) Raffo Rosso, Monte Cuccio e Vallone Sagana, sito appartenente alla Rete Natura 2000. Il rogo, quindi, potrebbe avere conseguenze negative sugli equilibri ecologici dell’intero comprensorio.
Il bosco di Casaboli si trova lungo una dorsale montuosa a nord-ovest di Palermo, che comprende rilievi come Monte Cuccio, Pizzo Vuturo e Pizzo Manolfo. Questa dorsale ospita conifere frutto di rimboschimenti ma anche boschi di querce, garighe, macchia mediterranea e praterie xerofile.
Dal punto di vista ecologico, quest’area coincide quasi interamente con il nodo 8 della Rete Ecologica Siciliana, uno dei principali collegamenti naturali tra gli ecosistemi dei Monti di Palermo e quelli dell’entroterra occidentale. Questo territorio è parte di uno dei più importanti corridoi migratori dell’Italia meridionale, attraversato ogni anno da numerose specie di rapaci e altri uccelli diurni e notturni. Le conseguenze degli incendi, quindi, non si limitano alla perdita di copertura vegetale, ma includono la distruzione di aree di rifugio, nidificazione e alimentazione per la fauna.
L’incendio di quest’anno a Casaboli è particolarmente grave perché è avvenuto in un territorio che era già stato duramente colpito dalle fiamme nel 2023. Ci vorranno anni di lavoro, monitoraggi scientifici e risorse adeguate per ripristinarlo allo stato che lo caratterizzava prima delle fiamme.
(Questo post include parti riadattate di un articolo comparso su Monreale News.)
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