Alcuni giorni fa sono andato a camminare nella Riserva di Capo Gallo, dal lato di Sferracavallo. Nelle cartine dell’IGM, questo tratto di costa si chiama “La Fossa”. Non ci andavo da prima dell’incendio del luglio 2023. Sapevo che si è trattato di un incendio molto grave, avendo trovato diverse foto e letto racconti sulla stampa e sui social. Ma sono rimasto lo stesso tristemente colpito da quello che ho visto.
La piccola pineta subito dopo l’ingresso della riserva, dove in passato mi era capitato di ripararmi dal sole, è quasi del tutto morta. Anche in una bella giornata di sole e cielo azzurro, gli scheletri degli alberi sono davvero spettrali. Non importa che fossero pini piantati per rimboschire. Erano pur sempre piante, organismi viventi. Assorbivano CO2. Producevano ossigeno. Offrivano riparo a uccelli e persone. Adesso sono rimasti solo i loro corpi carbonizzati, tranne una manciata di esemplari.
Ma lungo quel tratto di costa non c’erano solo pini; c’erano anche tanti lecci e lentischi, alberi tipici della flora mediterranea.
Nella parte più avanzata della riserva, dove il Sentiero Spartivento inizia a salire verso la falesia, c’è una zona abbastanza ampia di boscaglia che dalla parete in alto scende fino al sito della Pietra Tara, lungo la costa. Ampi tratti di questo bosco sono anch’essi bruciati.
Guardandosi attorno, uno vede un mosaico di verde scuro e spazi vuoti grigi, dove ci sono gli scheletri degli alberi. Il sentiero in alcuni punti attraversa le zone morte, e si cammina circondati da tronchi bruciati. Questo boschetto è sicuramente più naturale della pineta, ed è stato fortemente danneggiato.
Per fortuna molti lecci stanno ricacciando alle radici, ma resta il fatto che quelli che prima erano piccoli alberi adesso stanno ripartendo quasi da zero. Anziché aumentare, il bosco è diminuito. Anziché andare avanti, andiamo indietro.
Come sempre in queste situazioni, ho provato un misto di rabbia e disperazione. Il secondo di questi sentimenti è stato definito lutto ecologico, cioè “il dolore provato in relazione alle perdite ecologiche sperimentate o previste, inclusa la perdita di specie, ecosistemi e paesaggi significativi a causa di cambiamenti ambientali acuti o cronici. … In altre parole, è la reazione psicologica alle perdite ambientali”.
Se solo potessi credere che non succederà più.









Lascia un commento