Domenica scorsa, con il Club Alpino Siciliano siamo andati sui Nebrodi, in un bosco pieno di faggi, rovere e cerri. È stata un’escursione molto interessante perché per la prima volta mi sono reso conto bene della differenza tra faggi che sono stati tagliati a ceduo e faggi che sono cresciuti senza venire tagliati, diventando così alberi massicci e a unico fusto.
Il ceduo (dal latino caeduus, da caedĕre, «tagliare») è una forma di governo del bosco che si basa sulla capacità di alcune latifoglie di emettere ricacci se tagliate. Questa pratica porta alla formazione di polloni, cioè alberi provenienti da moltiplicazione vegetativa anziché da seme.
I polloni vengono prodotti in grandi quantità dalle piante, e presentano una crescita più rapida rispetto ai soggetti nati da seme. Questo era molto utile quando i boschi dovevano fornire legna per tantissimi usi, dalle costruzioni al riscaldamento e la cucina. In assenza di tagli a ceduo, gli alberi crescono con un solo grande fusto, e si sviluppa così la cosiddetta fustaia (un bosco di fusti).
Nel bosco che abbiamo visitato domenica sui Nebrodi c’erano sia cedui che parti di fustaie.
In Sicilia, come nel resto d’Italia, le faggete sono storicamente state governate a ceduo, fornendo con continuità carbone e legna da ardere. Adesso che il consumo di legna è diminuito, si stanno verificando processi di riconversione a fustaia. Ma gli impatti dei tagli a ceduo sono ancora evidentissimi, se uno li sa riconoscere.
Sulle Madonie, ad esempio, l’utilizzo del legno delle faggete è ancora così recente (storicamente) che è molto difficile trovare grandi faggi. La maggior parte di quelli che vediamo sono il risultato di vecchi tagli a ceduo. Alcuni grandi faggi sono presenti nella zona di Piano della Principessa, più o meno al centro del massiccio del Carbonara, dove probabilmente era meno conveniente andare a tagliare. (Il Carbonara si chiama così per i carbonai che vi producevano carbone dagli alberi.)
Un’altra cosa molto interessante che ho visto nella faggeta dei Nebrodi è stata una zona dove erano presenti degli esemplari di faggio giovanissimi, cioè una zona dove la faggeta si stava riproducendo naturalmente tramite seme.
Purtroppo sulle Madonie ormai è raro vedere una cosa del genere, perché i daini, che sono presenti in numero eccessivo, brucano tutte le piantine appena nate.





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