Recentemente si è tornati a parlare di daini nel Parco delle Madonie. Il prossimo fine settimana si sarebbe dovuto tenere a Petralia Sottana il primo Daino Fest, una sagra dove avrebbero venduto la carne dei daini abbattuti nel parco. Alla fine l’evento non si farà più, dopo un controllo del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità.

All’inizio del mese, sulla pagina Facebook dell’Ente Parco, sono stati pubblicati una serie di dati che riguardano la campagna di abbattimenti dei daini presenti nell’area protetta.

Quest’anno, fino al mese di ottobre, sono stati abbattuti 797 daini. Nel 2022, l’anno d’inizio delle operazioni, i daini uccisi furono 434, nel 2023 623, e nel 2024 634. Rispetto al 2022, quest’anno sono stati abbattuti circa il 60% di animali in più. Il totale al momento è di 2488 daini uccisi.

L’Ente Parco ha dichiarato che nei prossimi mesi le operazioni saranno intensificate, grazie all’impiego di 155 nuovi “selecontrollori” – cioè cacciatori.

Questi dati non dicono molto senza avere un’idea di quanti daini sono presenti nel parco. Avere informazioni su questo aspetto è molto difficile. Ad aprile di quest’anno, l’Ente Parco ha comunicato di avere effettuato un censimento di questi ungulati, ma non è chiaro se i risultati siano stati resi noti.

Facendo delle ricerche, ho trovato un libro del 2020 in cui si parla di questo argomento. Gli autori del capitolo sui daini (da Silveira Bueno e colleghi) parlano di un censimento fatto nel 2017, in base al quale nel parco erano presenti all’epoca circa 4900 daini.

Sono passati quasi dieci anni da quel censimento, quindi i numeri saranno sicuramente aumentati. È difficile dire di quanto, perché non esistono studi sul tasso di riproduzione dei daini delle Madonie, come notano anche da Silveira Bueno e colleghi.

Al di là di questo, se i numeri degli abbattimenti resteranno simili a quelli di quest’anno, quando si raggiungerà probabilmente il migliaio di capi uccisi, o se dovessero addirittura aumentare grazie all’utilizzo di altri cacciatori, non è impossibile che la specie venga eradicata nell’arco di pochi anni.

Questa possibilità pone un importante quesito: è giusto che i daini delle Madonie vengano uccisi tutti?

Molte persone sosterranno di sì, argomentando che i daini non erano presenti sulle Madonie in passato. In realtà questo è falso. Nel loro capitolo, da Silveira Bueno e colleghi dicono che i daini sono stati presenti in Sicilia per almeno dodici secoli, prima di essere portati all’estinzione dall’uomo nel corso del 1800.

In un altro capitolo, presente nell’Atlante della Biodiversità della Sicilia pubblicato dall’ARPA, gli autori (La Mantia e Cannella) ricostruiscono la storia dei daini in Sicilia, basandosi su fonti archeologiche e storiche. Per chi fosse interessato, questa storia è riassunta in questo articolo.

Bisogna anche ricordare che sulle Madonie esistono diversi toponimi che fanno riferimento ai daini (e ai cervi), e che lo stesso gruppo montuoso una volta era chiamato anche Nebrodi, nome che viene dalla parola greca per “cerbiatto”. Queste prove della presenza dei daini sulle Madonie sono discusse in questo articolo.

Alcune persone dicono poi che i daini vanno eliminati perché non sono autoctoni. Tecnicamente è vero che i daini non sono autoctoni, ma quello che spesso s’intende dire con questo è che i daini non erano presenti sulle Madonie in passato, cosa appunto non vera. Poche persone usano il termine “autoctono” nell’accezione scientifica, che indica dove una specie si è evoluta.

La specie Dama dama (i daini) si è evoluta con ogni probabilità in Anatolia (l’attuale Turchia), quindi i daini non sono autoctoni in Sicilia. Ma tantissimi altri animali presenti sull’isola non lo sono.

Non è chiaro come i daini siano arrivati in Sicilia, migliaia di anni fa. È possibile che abbiano attraversato lo stretto di Messina durante le epoche glaciali, quando il livello del mare era più basso di adesso e la Sicilia era unita alla penisola via terra. Alcuni studiosi (Masseti e colleghi) sostengono che durante le epoche glaciali (fino a circa 11.700 anni fa), i daini sopravvissero in Europa in una serie di aree rifugio, inclusa la Sicilia.

Dopo la fine delle ere glaciali, è possibile che la specie si sia estinta sull’isola. Questa ipotesi è dovuta al fatto che non abbiamo prove archeologiche di una presenza continua (ovviamente, potremmo semplicemente non avere scoperto i siti che attestano questa presenza), ma dopo alcuni secoli ritroviamo i daini sul nostro territorio. L’ipotesi in questo caso è che gli animali siano stati riportati sull’isola dalla vicina Grecia, dove sopravvissero ininterrottamente.

Come già detto, i daini sono stati presenti in Sicilia in maniera probabilmente continuativa per almeno dodici secoli. Per l’ISPRA, una specie non autoctona presente in Italia prima del 1500 dopo Cristo va considerata naturalizzata, o para-autoctona. L’ISPPRA considera il daino una specie naturalizzata sull’Italia continentale, ma stranamente non in Sicilia (vedi tabella qui sotto). Non è chiaro perché, considerata l’evidenza scientifica che prova la sua antica presenza sull’isola.

Non si può quindi sostenere che i daini vanno eliminati dalle montagne siciliane in quanto specie aliena. Un discorso a parte è quello dell’eccessiva diffusione di un animale (para-autoctono o naturalizzato) che non ha più un predatore perché anche il lupo è stato portato all’estinzione dall’uomo.

Il punto è capire quanti daini possono sostenere gli ecosistemi delle Madonie senza che ci siano gravi danni, e mantenere quel numero. Bisognerebbe quindi fare degli studi per determinare la capacità di carico del territorio rispetto a questi animali (la capacità di carico è la capacità di un ambiente di sostenere un certo numero di individui di una specie).

Come scrivono da Silveira Bueno e colleghi, la prima cosa da fare è “comprendere appieno lo stato e le dinamiche della popolazione di daini, assieme all’effettivo ruolo ecologico della specie [sulle Madonie], in modo da potere determinare con precisione sia la capacità di carico dell’ecosistema che quando e dove intervenire”.

È chiaro che alcuni daini, in quanto erbivori, possono essere presenti in un ecosistema senza per questo causare danni alla biodiversità. Lo sono stati in passato sulle Madonie, quando queste montagne erano molto più naturali di adesso. Sembra assurdo doverlo puntualizzare, ma forse chi sostiene che i daini andrebbero eradicati ha una visione molto parziale della biodiversità del parco. Perché non dovrebbero esserci dei grandi mammiferi selvatici sulle Madonie?