Il 5 ottobre si è tenuta una gara di mountain bike sulle Madonie, tra Piano Battaglia, Piano Cervi e Piano Zucchi (vedi qui e qui). Per tracciare il percorso, gli organizzatori hanno usato, tra le altre cose, una vernice spray arancione su pietre e alberi. Ne avevo già parlato in questo articolo, esprimendo diverse perplessità sulla faccenda.

Quando ho scritto il primo articolo, avevo trovato delle foto scattate da qualcun altro su internet, ma non ero stato a vedere con i miei occhi. Qualche settimana fa, invece, durante la prima nevicata della stagione, ho avuto modo di camminare lungo parte del tracciato della gara. Quello che ho trovato è stato incredibile. Le foto parlano da sole.

Una marea di faggi segnati sui tronchi con delle grosse frecce arancione fluorescente. Questi alberi si trovano a pochi metri gli uni dagli altri. Il tratto in questione va da Piano Cervi a Cozzo Morto, e attraversa una zona nota anticamente come Marabilice. Questa è solo una piccola parte del percorso della gara. Nella mappa ufficiale dell’evento, corrisponde al numero 10.

In basso a sinistra il tratto a cui si riferiscono le foto, indicato col numero 10 nella mappa ufficiale della gara (se vuoi ingrandire, clicca una volta, poi clicca la freccia in altro a destra)

Mi chiedo come si possa pensare di spruzzare di vernice così tanti alberi. Ricordiamoci che siamo in zona A di un parco naturale, la zona con il massimo livello di protezione ambientale. Le faggete sono uno dei fiori all’occhiello del Parco delle Madonie. Salvaguardare questi alberi è stato uno dei motivi principali per cui è nata questa area protetta (leggi questa storia).

Sulla pagina Facebook della gara si trova un video in cui uno degli organizzatori (presumibilmente) spiega agli “ambientalisti” che la vernice utilizzata è “naturale”. In effetti, sul sito della casa produttrice, il prodotto è certificato come non tossico per l’ambiente e le persone. Meno male. Evidentemente denunciare le cose che non vanno qualche effetto ce l’ha, se gli organizzatori hanno sentito il bisogno di chiarire questo aspetto.

Ma che dire della protezione del paesaggio?

Quando ho camminato lungo quel tratto di faggeta e mi sono trovato davanti tutti gli alberi con le grosse frecce arancioni, ho provato una sensazione di smarrimento e tristezza, perché il bosco non sembrava più un bosco. I faggi non crescono con delle frecce arancioni sul tronco. Non è naturale che siano così. Se le faggete sono protette, devono essere mantenute per come sono naturalmente; non si possono imbrattare di vernice, anche se la vernice è atossica.

Gli organizzatori hanno pubblicato delle informazioni sul fatto che la vernice utilizzata resta visibile per “soli” 1–2 anni, come indicato dalla casa produttrice. Non mi pare poco. Se la gara si fa ogni anno – siamo già al terzo, ed è stata annunciata la quarta edizione per il 2026 – in pratica la vernice ci sarà sempre in un punto o in un altro del bosco, e ogni anno ne verrà aggiunta dell’altra. Assurdo.

Bisogna poi sperare che la vernice scompaia veramente dopo “soli” due anni. Ironia della sorte, lungo il tratto di faggeta in questione, sono ancora ben visibili dei vecchi segni a forma di alberello, verniciati in arancione e verde fluorescente, che sono comparsi nel lontano 2019. Magari chi li ha fatti ha usato un prodotto diverso, ma il timore resta. L’idea che tutte quelle frecce arancioni possano restare sui faggi per anni è agghiacciante.

L’inquinamento non è solo una questione di sostanze nocive, tipo piombo e cadmio. Esiste anche un inquinamento visivo. Questa forma di inquinamento consiste nell’alterare un paesaggio (urbano o naturale) in un modo che ne peggiora la qualità. Danneggiare gli elementi che rappresentano l’identità di un luogo, quindi, corrisponde a una forma di vandalismo. Se uno spruzza vernice arancione fluo dentro una faggeta, la vernice può essere pure atossica, ma sempre di inquinamento e atti vandalici si tratta.

Ci sono modi migliori per segnare il percorso di una gara di mountain bike o trail running. L’ideale è usare segnaletica come cartelli e fettucce di stoffa (non di plastica) legate ai rami, che vanno assolutamente rimosse dopo la gara. (Gli organizzatori hanno usato anche queste soluzioni.)

C’è da chiedersi se le autorità competenti avessero autorizzato la tracciatura del percorso con la vernice. Magari avevano autorizzato l’evento (la gara) senza entrare nei dettagli. Questo sarebbe grave. Più grave è l’evidente assenza di controlli su cosa è stato fatto nella pratica. Se l’uso della vernice era stato autorizzato, non sarebbe dovuto essere presente un dipendente del parco, o una guardia forestale, durante la tracciatura, per vedere cosa veniva fatto?

Nessuno si sognerebbe di spruzzare di vernice le mura del Teatro Massimo di Palermo o le pietre del Teatro Greco di Siracusa per indicare delle direzioni, anche se la vernice durasse “solo” due anni. E allora perché in una faggeta storica si può fare? Perché sono solo alberi? O forse perché, al di là delle belle parole dei politici e degli imprenditori locali, della natura nel Parco delle Madonie non gliene importa niente a nessuno?