Le principali associazioni di guide escursionistiche, incluso AGAE, di cui sono socio, hanno scritto una lettera aperta al Senato in merito alla nuova legge sulla caccia. Ecco il testo:

In questi giorni è in discussione in Senato il DDL 1552, a prima firma del sen. Malan, disegno di legge di modifica della legge nazionale sulla tutela della fauna selvatica e della regolamentazione della caccia (Legge nazionale 157/1992).

Si tratta di una proposta legislativa, che mira a liberalizzare in maniera selvaggia la caccia e ciò rappresenta per la figura della guida ambientale escursionistica (GAE) un grosso ostacolo per esercitare liberamente la propria professione.

In Italia oltre 5.500 persone esercitano la professione di Guide Ambientali Escursionistiche. La maggior parte dei professionisti è riunita nelle principali associazioni di categoria riconosciute dal Ministero (MIMIT), tra cui l’Associazione Guide Ambientali Europee (AGAE), l’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche (AIGAE), la Libera Associazione Guide Ambientali-escursionistiche Professioniste (LAGAP), e l’Associazione Italiana per guide turistiche e ambientali (ASSOGUIDE).

Il settore è in forte crescita ed è caratterizzato da un’alta specializzazione:

    • Formazione: oltre il 45% delle guide possiede una laurea o un dottorato in discipline naturalistiche.
    • Riconoscimenti: la figura professionale è tutelata ai sensi della Legge 4/2013.
    • Presenza capillare: le guide ambientali operano su tutto il territorio italiano accompagnando turisti, scolaresche e appassionati alla scoperta di parchi, sentieri e aree protette.

Con la presente, le associazioni di categoria AGAE, AIGAE, ASSOGUIDE e LAGAP vogliono portarLa all’attenzione delle criticità che creerà tale modifica di legge:

–        Incolumità pubblica: l’ampliamento delle zone di caccia (inclusi parchi, demanio marittimo e foreste demaniali) e il prolungamento della stagione venatoria aumenta esponenzialmente il rischio di incidenti per i gruppi in escursione guidata, soprattutto in aree boschive o sentieri montani, limitando la libertà di movimento in sicurezza.

–        Danno al turismo naturalistico: la possibilità di estendere la caccia in aree un tempo tutelate, come parchi, foreste demaniali e persino zone costiere, distrugge il silenzio e la quiete necessari per le attività di birdwatching, educazione ambientale ed ecoturismo. Un ambiente soggetto a maggiore pressione venatoria riduce l’avvistamento della fauna selvatica, impoverendo l’esperienza e l’attrattiva degli itinerari proposti dalle guide. L’impatto economico dell’ecoturismo e del turismo outdoor in Italia mostra un settore solido e in costante crescita, capace di agire come un fondamentale motore economico soprattutto per le comunità locali e le aree interne. Il comparto genera significativi ricavi diretti e un importante valore aggiunto per l’intero sistema turistico nazionale che verrebbe a subire danni ingenti.

–        Sovrapposizione e conflitto: questa deregulation mette a dura prova la gestione dei flussi turistici outdoor e la tutela della biodiversità, compromettendo l’esperienza naturalistica ed esponendo gli operatori a continui contenziosi sul territorio. Consentire l’uso delle armi in prossimità dei sentieri rende molto più difficile e stressante la gestione dei clienti, costringendo le guide a modificare o annullare itinerari per garantire l’incolumità del gruppo.

–        Degrado ambientale: le GAE basano il loro lavoro sulla fruizione sostenibile e sull’osservazione della natura. La contestata rimozione dei pareri scientifici vincolanti dell’ISPRA e l’allargamento delle specie cacciabili impoveriscono la biodiversità, rendendo più difficile illustrare un ambiente naturale integro ed equilibrato.

–        Declassamento delle tutele: Il DDL trasforma i pareri dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) da vincolanti a facoltativi. Ciò preoccupa le guide, che temono decisioni slegate dalle evidenze scientifiche a discapito della conservazione del patrimonio naturale, tutelato dall’art. 9 della Costituzione italiana che recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”

Le chiediamo pertanto di votare CONTRO il provvedimento, un voto da cui dipende il futuro dell’attività delle Gae della fauna selvatica, della sicurezza outdoor e dell’ecoturismo del nostro paese.

21 giugno 2026