In questo post voglio mettere a confronto due immagini che mostrano come sia fondamentale progettare bene gli spazi verdi urbani per la gestione dei rifiuti. Ecco la prima immagine:
Siamo a Monte Pellegrino, nell’omonima riserva, un luogo che frequento spesso. Ci troviamo nei pressi di una delle aree attrezzate dove sono presenti grossi tavoli con panche, ideali per sedersi a mangiare.
Accanto a uno dei tanti piccoli cestini distribuiti lungo la strada, qualcuno ha lasciato dei sacchi d’immondizia. Questi sacchi sono stati aperti dagli animali (con ogni probabilità volpi, cinghiali e corvi) e il loro contenuto è stato sparso ovunque, magari con l’aiuto del vento.
Le persone avranno lasciato i sacchi lì perché non entravano nei cestini, che sono davvero piccoli – bastano un paio di bottiglie grandi e sono già quasi pieni.
Uno potrebbe accusare queste persone di avere prodotto troppi rifiuti, e magari sarà anche così, ma è pure vero che le aree attrezzate sono pensate per i gruppi.
Oppure si potrebbe dire che queste persone dovevano portarsi i rifiuti a casa, e anche questo è in parte vero. Ma è pur vero che i cestini ci sono, e quindi il cittadino pensa che l’immondizia la può buttare lì. Non esiste una legge che dice che se il cestino è piccolo puoi buttare solo cose piccole.
Il problema in effetti è questo: i cestini sono striminziti, soprattutto se pensati per servire delle aree attrezzate. La domanda è: ma a chi è venuto in mente di metterli?
Questi cestini sono stati installati non molto tempo fa dal Comune di Palermo, dove evidentemente nessuno si è posto il problema del loro effettivo utilizzo. È chiaro che dei contenitori così piccoli si riempiono velocissimamente, e spesso non sono nemmeno in grado di accogliere i rifiuti prodotti da un gruppo di persone. Inoltre, lo svuotamento di questi contenitori avviene saltuariamente, il che peggiora soltanto il problema. Questo tipo di cestini andrebbe svuotato ogni giorno.
La seconda immagine è questa:
Qui siamo a Londra, nel parco di Greenwich. La foto mostra un contenitore per i rifiuti indifferenziati. Quella che si vede è la struttura esterna, che copre il contenitore vero e proprio. Dentro c’è un cassonetto “classico” – un grande contenitore metallico con quattro ruote. La parte anteriore della struttura esterna (quella con le scritte e l’immagine della farfalla) è un’anta che si apre per accedere al cassonetto quando va svuotato.
Questo contenitore è posizionato all’ingresso del parco, cioè in una zona di grande via vai. Mettere lì un cassonetto ha senso perché in quel punto si possono raccogliere molti rifiuti.
È chiaro che i gestori del parco si sono posti anche il problema dell’aspetto estetico di questa scelta – diciamo il problema della bellezza – che in un’area protetta deve essere sempre considerata. Anziché lasciare il cassonetto a vista, lo hanno ricoperto con una struttura metallica essenziale e funzionale ma non brutta, perché è stata decorata con l’immagine di una grande farfalla, oltre ad alcune frasi su cosa si può buttare nel contenitore e a un invito a non sporcare.
La differenza tra l’approccio palermitano e quello londinese non potrebbe essere maggiore. Il primo è chiaramente mancante di una qualsiasi progettazione razionale legata ai luoghi. Il secondo è sensato e adatto allo scopo. Bisogna notare che a Londra, lo scopo è stato raggiunto con una soluzione non certo costosa – parliamo di una semplice copertura metallica con un’anta apribile e una stampa su un lato.
Quando si tratta di rispettare la natura, la responsabilità delle persone e la cultura giocano sicuramente un ruolo importante, ma non si può pensare che siano gli unici fattori che contano. La progettazione degli spazi è fondamentale.


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